Guardavo fuori dalla finestra dell'ambulatorio, il cielo era di un azzurro emozionante, mentre l'oncologo mi spiegava i dettagli della chemio che avrei iniziato il giorno successivo... e pensavo a come fosse possibile un cielo di un azzurro simile in una giornata così grigia per me...
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venerdì 2 febbraio 2018

Quando scrivere è terapeutico....


Nel blog scriverelavita
si parla di un bellissimo progetto
di Writing Therapy.

Non potevo non condividere
quanto scritto nel post di Rosalia
ricordando 
con affetto ed emozione
le mie compagne di scrittura Laura Lorella Manuela Maria Pia
e la psicologa Tatiana
nel progetto del laboratorio di Scrittura Espressiva 
organizzato dall'Irst di Meldola 
per i  pazienti
e dal quale è nato 


lunedì 22 gennaio 2018

Quanto tempo....



E' passato tanto tempo dagli ultimi post.
Sono stati mesi difficili
mesi full immersion in Vita quotidiana
fatta di impegni dovuti (vedi lavoro in ufficio)
e impegni  extra cercati per colmare quella affannosa Paura di non Vivere appieno 
la Vita .
Non ho scritto post
non perchè non abbia nulla da scrivere, anzi!
 i pensieri si affollano in ordine sparso, confuso, senza cronologia.
Quindi
aiutata da un preziosissimo libro di Mandala 
regalatomi per Natale da mio figlio
sto facendo un pò di ordine nella mente vulcanica.
Non è facile,
Ma ritorno a scrivere.
Venerdì ho incontrato il mio nuovo oncologo
(sul fronte cancro tutto tace, ottimo!)
dopo che l'altro oncologo, il mio Super-Eroe si è trasferito a lavorare in un altro ospedale.
Ma di questo scriverò
domani
oggi è lunedì e a me il lunedì sconvolge più di qualunque altro giorno della settimana
A presto

lunedì 2 maggio 2016

Blogterapia: Scrivere è una risorsa

Mi piace veramente tanto questa parola: RISORSA...
Abbinata poi alla scrittura acquista un valore enorme
 Scrivere è veramente una RISORSA
della nostra anima
e che in alcuni momenti
ci può essere veramente di aiuto.
Che la scrittura sia una risorsa l'ho imparato
quando all' Irst a Meldola ho partecipato
al laboratorio di scrittura espressiva
di cui ho parlato qui e qui
mentre ero ancora in terapia in DH.
In quel momento era come se avessi
 un muro che conteneva tutte le emozioni
che avevo compresso e  pressato,
pensando così di superarle e andare oltre.
Non era così.
Il laboratorio è stato come far breccia in questo muro
e lasciar scorrere il fiume di emozioni
che avevo dentro.
Da lì ho iniziato a scrivere
perchè scrivere mi aiuta a non sentirmi
io stessa il cancro
ma io che ho avuto il cancro.
Non importa quanto si scrive
importante è scrivere
liberare l'emozione che in quel momento abbiamo dentro
bella o brutta che sia non ha importanza
liberariamola scrivendo.
Sfruttiamo questa RISORSA che abbiamo
provare per credere


lunedì 8 febbraio 2016

Una sera ci incontrammo...

Una sera ci incontrammo ma il nostro non fu propriamente un incontro galante.
Fu sotto la doccia. Lei dopo una calda giornata estiva trascorsa in ufficio, aveva bisogno di  rilassarsi. Sotto l’acqua che scorreva,  mentre si passava la mano insaponata sul seno, si fermò.
Oh, cavolo! Forse mi aveva scoperto! 
E dire che avevo fatto di tutto per passare inosservato, mica le avevo dato fastidio 
 Non le procuravo nessun dolore, neppure il minimo doloretto che le facesse pensare che ci fosse qualcosa di strano.
La mano ripassava sopra al nodulo, sopra di me insomma, indugiava incredula, poi passava a toccarsi l’ascella.
 Ecco, a questo punto se le sue dita fossero state esperte,  si sarebbe accorta che lui, il linfonodo che sta di sentinella, era KO.
 La sentinella era stata attenta. 
.Cosicché decisi di rimanere al mio posto ma  mi nutrivo per diventare sempre più forte e grande.
Lei, ancora sotto la doccia, si fermò a pensare.
 Finì  di sciacquarsi e se ne andò a letto, ma forse ancora non credeva alla mia presenza.
La notte si girò e rigirò nel letto senza riuscire a dormire ma sapevo che stava pensando a me.
Nei giorni successivi dita e mani esperte mi tastarono, mi misurarono, poi mi fotografarono, a lei   perfino fecero dei tatuaggi per delimitare quanto fossi grande.
Poi un mattino, arrivò una sorpresa
. Un liquido rosso potente,  mi schiaffeggiò, mi distrusse un pezzettino alla volta, periodicamente.
 Poi ne arrivarono altri due, implacabili liquidi che mi tolsero perfino  quello di cui mi nutrivo.
Mani esperte continuarono puntualmente a tastarmi e misurarmi.
 Di me ormai però non rimaneva quasi nulla, se non qualche frammento e... un peduncolo che tenevo nascosto, 
ah! questo non lo avrebbero visto e sarei ripartito da lì, proprio da quella piccola parte sfuggita a mani esperte e macchinari.
Credevo fosse così.
 Ma poi un liquido che le iniettarono dove io ero stato per un pò di tempo indisturbato, mi illuminò davanti ad un macchinario e proprio quel mio peduncolo fu scoperto.
Nel momento in cui mi separarono da lei, mi trasformai in un pensiero e mi nascosi nella sua anima. Io ero, in fondo, una parte di lei.
D'accordo ero una parte un pochino anarchica, non avevo rispettato le regole alle quali le altre cellule di lei  diligentemente ubbidiscono.
 Ma io ero, in fondo, come ho già detto una parte di lei e il nostro incontro fu speciale, perché riuscii a cambiarle la vita. Niente per lei fu come prima di conoscermi, ma molto fu meglio di prima.

martedì 15 dicembre 2015

Calendario dell' avvento di Anima Mundi : L'Abete di Natale


Non era un grande abete, non uno di quelli che , quando li guardi cercando di vederne la punta, non riesci a vederla. No, era un piccolo giovane abete. Stava crescendo in un bosco, in montagna, un bosco di abeti come lui; era fra gli abeti più giovani, quindi era il più giocherellone del gruppo. Si divertiva con gli uccellini che facevano il loro nido in quei suoi rami esili ma accoglienti.
 Il tempo passava, le stagioni anche, con i loro diversi colori. La primavera con colorate distese fiorite di ogni forma e sfumatura metteva allegria in quella radura circondata dal bosco di abeti. In primavera c’era anche il venticello leggero che era come una carezza fra i rami con gli uccellini che cantavano festosi alle giornate di sole e luce. L’estate e poi arrivava l’autunno mentre il piccolo abete si irrobustiva sempre più. Questa era la sua stagione preferita: gli scoiattoli saltellavano da un ramo all' altro sempre più indaffarati a raccogliere bacche e cibo per i mesi freddi dell’inverno.
Con il trascorrere delle stagioni, il bosco di abeti si infoltiva con i piccoli abeti che diventavano giovani abeti e con gli abeti più grandi che raggiungevano altezze e dimensioni notevoli.
Stava per iniziare l’inverno e ormai gli abeti avevano i loro rami irrobustiti pronti per sopportare le abbondanti nevicate.
 Gli abeti adulti parlavano fra loro: “Hai visto quel piccolo abete com'è diventato forte? Ah, è proprio bello con una gran bella forma!”
Secondo me quest’anno sceglieranno lui”
Il giovane abete non capiva il significato di quelle parole e, curioso, voleva informarsi meglio.
Ma… ma … cosa vuol dire “scegliere” ? Cosa succederà?”
Eh, vedrai da te. Fra poco diventerai un abete speciale” gli rispondevano in coro.
Il giovane abete non capiva nulla, non sapeva il significato dei quelle frasi misteriose sussurrate fra loro dagli abeti adulti.
Una mattina, però, il silenzio della radura imbiancata di soffice e candida neve, fu interrotto da un rumore scoppiettante.
Ecco, sono arrivati! Forza ragazzi stringiamo i rami!!!”
Il giovane abete proprio non capiva il significato di quelle parole. E perché mai poi stringere i rami per sembrare degli alberi smilzi e malandati?
Nessuno gli aveva spiegato che le persone scese dal furgoncino con le pale in mano erano lì, per scegliere un abete, il più bello di tutti per farlo diventare un bel Abete di Natale!
L’uomo e la donna con le pale si aggiravano fra gli abeti soffermandosi davanti a quelli che gli sembravano più adatti.
Si fermarono pensosi davanti al giovane abete.
Caspita! Questo è proprio bello! Guarda che bell'aspetto!”
Il giovane abete si sentì molto orgoglioso di queste parole e dopo poco si trovò caricato sul furgoncino con le radici chiuse in un sacco.
Gli altri abeti lo salutavano agitando velocemente i rami
Buona fortuna, giovane abete!” gli ripetevano in coro.
Il viaggio non fu troppo lungo, arrivarono davanti ad una casa con un enorme giardino con tanti e tanti alberi tra i quali anche qualche abete.
L’uomo e la donna lo scaricarono dal furgoncino e lo piantarono in un enorme vaso di terracotta e lo lasciarono lì, fuori di casa per tutta la notte.
Ma la mattina seguente l’abete fu portato all'interno della casa e sistemato nella stanza più spaziosa.
Due bimbi emozionati nel vederlo così bello, tanto alto da arrivare a toccare quasi il soffitto della casa, ridevano felici perché la loro mamma aveva in mano la scatola degli addobbi natalizi per l’albero di Natale. I due bimbi sapevano che si sarebbero divertiti tantissimo a rendere luminoso e colorato il loro abete.
Oh, come si sentiva importante il giovane abete! Con tutte quelle lucine colorate, quegli addobbi luccicanti, si sentiva molto orgoglioso!!!!
Poi, qualche notte dopo, quando tutti dormivano,  vide entrare dal camino un buffo signore con una bella e lunga barba bianca e un vestito rosso…. Aveva anche un grande , grandissimo sacco dal quale tirò fuori dei bei pacchetti colorati che lasciò ai piedi dell’ abete.
Il buffo signore vestito di rosso guardò ben bene sorridendo il giovane abete, ormai un Abete di Natale e, senza far rumore, prese dalle tasche tanti cioccolatini che appese in tutti i rami.
Che risate di gioia fecero i due bimbi quando, appena alzati la mattina seguente corsero a vedere e scartare i regali che il buffo signore vestito di rosso aveva lasciato sotto l’albero! E che buoni erano i cioccolatini!!! E che divertimento andare a cercare quelli appesi ai rami più nascosti!!!
L’abete di Natale era felice perché con la sua presenza rendeva più allegri quei giorni di festa.
Ma…. Finite le feste di Natale che sarebbe successo all'abete?!
Sarebbe forse finito a bruciare nel camino?!
No di certo!! Per lui era già pronto un posto in giardino accanto agli abeti di Natale degli anni precedenti 

                                                                                              AzzurroCielo

Dedicato ad Ale
  
                       Lascio il testimone a Audrey del blog L' Atelier du Fantastique

sabato 12 dicembre 2015

Il filo della Vita...

Mentre sto lavorando a crochet
(attività che mi rilassa molto)
rifletto sul filo di lana che 
scivola fra le dita e, intrecciato con l'uncinetto,
prende forma.
E'un pò come la Vita.
Il filo che lavoro procede tranquillo
ci sono anche delle sfumature rosa
sono stata fortunata perchè
ho avuto  un'infanzia felice
poi il filo incontra un altro filo
e il lavoro procede
con questo filo doppio  rinforzato
che rende la Vita più forte
la Vita scorre in due
con progetti, con il "per sempre"
con il lavoro, l'acquisto di un appartamento
poi il filo si fa colorato
due fili colorati che ravvivano gli altri fili:
i miei due tesori
che mi rendono così forte
e che per loro potrei scalare anche uno specchio.

Il filo scorre ma ad ogni problema ogni difficoltà
perde colore, diventa opaco
ma scorre ugualmente e il lavoro , la Vita, va avanti.
Poi il filo si ferma, non scorre, l'uncinetto per lavorarlo è lì
ma ci sono cose ,altre cose da fare
una persona della famiglia ha avuto una sentenza di morte certa
tempo  18 mesi dicono i medici
non ci sono medicine
e vorrei che tutto il lavoro fatto con quel filo di lana cioè , tutta la Vita
non si spezzi, non si interrompa
vorrei
che questa persona che mi ha generato
non se ne andasse : è ancora troppo troppo presto
ci sono tante cose da chiederle
tante cose da condividere
ma i medici non sbagliano e quel filo di lana
si interrompe dopo poco più di 18 mesi.
Con pazienza e amore riannodo il filo e ricomincio
a lavorare all'uncinetto, a ricomporre la Vita .
ma dopo pochissimo
ecco che il lavoro che avevo ricominciato si ferma, lo devo fermare
il cancro mi fa entrare in un mondo parallelo
un mondo di cui avevo sentito parlare ma che non mi aveva mai catturato.
Ci sono, dentro , a questo mondo dove c'è dolore , paura
..., ops la  Paura, quella con la P maiuscola!
ci sono anche speranze gioia risate pianti
e quel filo che mi sembra di non lavorare più in realtà
lo continuo ad intrecciare con altri fili
la famiglia tutta unita intorno per aiutarmi,
fili forti decisi sicuri comprensivi sensibili
che combattono a fianco a me
fili che mi prendono per mano
fili che mi abbracciano perchè   sappia di non essere sola
fili che mi conducono fuori dalla malattia
fili che mi dicono che ora sono libera
libera di ricominciare, quindi, a lavorare il mio filo della Vita con l'uncinetto
e io ci provo
ogni santo giorno
ma non è come prima

NIENTE è come prima
ma
MOLTO è meglio di prima


Un GRAZIE di cuore a tutti i fili che si sono affiancati a me
con i quali abbiamo percorso un pezzo strada insieme
a  quanti sono rimasti per continuare il cammino
a quanti si sono aggiunti e mi colorano la Vita
e il mio  lavoro all'uncinetto sarà una Vita,
sarà un intreccio di tanti fili colorati lavorati tutti insieme
GRAZIE


martedì 17 novembre 2015

TU......SEI TANTE COSE di Federica Calzolari

Ho letto più di qualche libro
scritto da chi il cancro lo ha vissuto.
Ognuno vive questa esperienza 
in modo diverso, questo si sa
ed ognuno ne scrive in modo diverso.

Ecco, proprio questo è il libro di Federica.
"Tu ...sei tante cose"
è un libro scritto " diverso"
è un libro da cui  anche solo a sfogliarne
le pagine 
ne esce Positività.
Ho conosciuto di persona Federica
ad una serata di presentazione del suo libro
ed è proprio come l'avevo immaginata.

 E la straordinarietà delle parole scritte
mi stupisce sempre.
Si può leggere una frase che 
a chiunque
potrebbe sembrare una frase e basta
cioè per quello che è scritto. Punto.
Ma
spesso dietro una frase di poche parole c'è un mondo
fatto di tante emozioni
speranze, paure e anche gioie.
E nel libro di Federica
c'è tutto un mondo dietro ai "pensieri sparsi"
che possono sembrare
sensazioni o brevi cronache di momenti vissuti.
Sta alla sensibilità di chi lo legge 
"leggere" quello che sta dietro, 
condividere quel "mondo" che accomuna
chi il cancro lo ha incontrato
e combattuto.

Leggendo questo libro ho pensato molto al titolo.
"Tu ....sei tante cose"
quel "tu" inteso come persona
con le mille sfaccettature della personalità
con la quale si affronta la Vita,
ma l'ho pensato anche come se quel "tu" fosse riferito 
al cancro, perchè anche "lui", il cancro
è... tante cose.


 "vivi guarda sorridi
....
guarda oltre la profondità del mare
già senti la vita..."

perchè "Tu ... sei tante cose"

dal libro di Federica Calzolari






mercoledì 23 settembre 2015

Vita quotidiana: normali deliri mattutini

                                                                in pausa....

martedì 15 settembre 2015

Strani intrecci e ricordi...

girovagando tra le pagine del web
sono arrivata
al blog amichescrittrici
dove, a novembre 2014 
avevo partecipato con un'intervista 
per la loro rubrica "Punto di svolta"
Grazie a Laura e alle altre ragazze del blog per l'oppurtunità

Non ricordavo le domande fattemi e le relative risposte.
Ma è stato bello rileggermi
a distanza di quasi un anno.
Per me parlare di distanze in termini di tempo 
è difficile
Non riesco a usare e tantomeno credere fino in fondo al 
significato della parola "Futuro".

Il mio futuro è un futuro immediato:
settimana prossima?!
vogliamo esagerare?
due settimane
di più non riesco a programmare per ora.
Ma rileggere quelle parole nell'intervista 
a distanza di un anno mi fanno sembrare 
questo tempo passato da allora
un secolo
un secolo di un regalo preziosissimo:
il Tempo.


venerdì 11 settembre 2015

L'ombra (racconto)


(eravamo rimasti qui)


Tutto iniziò nel pomeriggio estivo di caldo afoso. Era alla finestra quando in breve tempo scoppiò un temporale. Improvvisamente un fulmine precipitò a terra nel cortile a poca distanza dalla sua finestra. 
Rimase per un attimo stordita da quel lampo fulmineo. Chiuse la finestra, riprese a scrivere al computer il racconto iniziato da tempo. Ma non si sentiva a proprio agio. Sentiva che , seppur nel silenzio della casa, c'era qualcosa che non la faceva stare tranquilla.
Quando la lampada sul tavolino proiettò sul pavimento la sua ombra …. vide che le ombre in realtà erano ...due, una accanto all'altra, perfettamente identiche ….
Era strano, all'inizio, avere due ombre, ma poi si abituò.
Si abituò pure agli sguardi perplessi di chi si accorgeva che la sua ombra era doppia...
Al momento a lei non importava avere un'ombra o averne due, in fondo non le cambiava nulla.
Anzi, ci si era quasi affezionata.
Nelle lunghe serate passate a lavorare al computer, le sue ombre proiettate sul pavimento, lì una accanto all'altra, in immobile sintonia, le erano di compagnia facendola sentire meno sola.
Fino a quando, in una mattinata di sole, mentre camminava lungo un viale della sua città, si sentì come strattonare; le sembrava quasi di non riuscire a mantenere l'equilibrio e a stento riuscì a tornare a casa.
Lì, nella penombra delle persiane semichiuse ritrovò l'equilibrio e la stabilità.
Ma non appena provò ad uscire di casa, di nuovo era barcollante, incapace di mantenersi in equilibrio.
Gettò uno sguardo alle sue due ombre generate dal sole che, alle sue spalle, splendeva alto nel cielo.
E fu lì che vide una delle sue ombre che si dimenava, era come se volesse andarsene dalla parte opposta.
Ecco da dove derivava la sua precaria stabilità degli ultimi giorni!
Aveva un'ombra di troppo e questa se ne voleva andare. Ma lei non sapeva come fare per liberarla 
I giorni passarono a fatica. Ormai era diventato un incubo la sua vita perchè doveva accuratamente evitare ogni fonte luminosa  in grado di mettere in evidenza la sua seconda ombra. Viveva come una reclusa, prigioniera delle sue ombre.
Fino a quando una sera in cui la luna piena era luminosissima, incurante dell'effetto che avrebbe potuto provocarle proiettando le sue ombre, uscì di casa.
Guardò ammirata la luna immensa, ma immediatamente gettò lo sguardo a terra e vide che, alla luce lunare, la sua seconda ombra si era rimpicciolita, si dimenava dando l'impressione di volersene andare, ma la luce che la luna rifletteva sul terreno la stava assorbendo piano piano, fino a far rimanere proiettata a terra solo un'unica , rassicurante, tranquilla e ben definita, ombra .....

domenica 30 agosto 2015

Il richiamo del mare...





adoro andare in spiaggia 
la mattina poco dopo l'alba
a camminare in acqua.

C'è un popolo di gente silenziosa che a quell'ora
cammina, fa jogging, cerca le vongole
o non so cosa col retino,
c'è chi col metal detector 
lo passa sulla sabbia
pazientemente

C'è chi semplicemente come me 
ama passeggiare nell'acqua
quando il caldo della giornata 
non è ancora afoso.

In quel silenzio
 sembra incredibile ma 
trovo la pace
perché

  
I pensieri si lasciano
cullare e accarezzare dallo sciabordio 
delle onde che arrivano a riva. 
I pensieri pesanti, cupi , la Paura
se ne vanno
al largo con le onde 

I pensieri freschi, leggeri
mi portano in un mondo di fantasia
dove sono come 
uno spettatore 
che guarda questo mondo fantastico
un mondo in movimento,  popolato
di personaggi che prendono vita 
ed è qui che trovo le storie
che poi diventano le fiabe
che mi ritrovo a scrivere




giovedì 30 luglio 2015

l'ombra.... (racconto)


Tutto iniziò nel pomeriggio estivo di caldo afoso. Era alla finestra quando in breve tempo scoppiò un temporale. Improvvisamente un fulmine precipitò a terra nel cortile a poca distanza dalla sua finestra. 
Rimase per un attimo stordita da quel lampo fulmineo. Chiuse la finestra, riprese a scrivere al computer il racconto iniziato da tempo. Ma non si sentiva a proprio agio. Sentiva che , seppur nel silenzio della casa, c'era qualcosa che non la faceva stare tranquilla.
Quando la lampada sul tavolino proiettò sul pavimento la sua ombra …. vide che le ombre erano due, una accanto all'altra, perfettamente identiche ….

martedì 30 giugno 2015

Ripensando...

sto ripensando a quanto scritto ieri...

Perché con le compagne di scrittura avevamo 
come obiettivo scrivere un racconto in 10 righe...
erano giorni che ci pensavo
pensa e ripensa
niente .
Non mi veniva nessuna idea degna di poter essere scritta in 10 righe
10 righe non sono tante per scriverci un racconto
devi riuscire a collocare la scena
sviluppare una piccola storia
e 10 righe sono veramente poche.
Poi, mentre spegnevo il pc dell'ufficio prima di tornare a casa,  l'idea!
Mi si è illuminata nella mente una scena
e tornando a casa l'ho pensata, ferma al semaforo
 ho tirato fuori dalla borsa il quadernetto con la copertina a disegni celtici, 
acquistato anno scorso a Druidia 
per scrivere un  passaggio
che poi con la poca memoria che ho messo insieme
 avrei sicuramente scordato nel giro di cinque minuti.
Ecco.
scrivere un racconto in dieci righe 
mi ha fatto pensare 
che il mio "che senso ha"
vale anche per questo.
Ma
avere incontrato il cancro
non significa che ogni cosa che faccio debba essere per forza importante
voglio dire
la vita è anche fatta di cose "leggere" 
di piccole cose (Lory se mi leggi sai a cosa mi riferisco)
Ora
io ho sempre fatto attenzione alle piccole cose della vita
quelle che ti fanno apprezzare ogni giorno
la vita stessa
non per niente sono la lumachina  che, nel lento suo camminare
si gusta ogni attimo 
ma ogni tanto mi perdo di vista
e la domanda "che senso ha" è lì pronta 
a farmi pensare e ripensare
a "dare un senso" alle cose, a quello che faccio , a quello che mi è successo,
ecco ora mi sono persa
non so se si è capito quello che intendevo dire...    


mercoledì 17 giugno 2015

Parole che non dirò mai....

settimana scorsa ho avuto un appuntamento telefonico con una giornalista
che doveva preparare un articolo da pubblicare su Starbene
riguardo al cancro e la narrazione che può essere cura.
Abbiamo chiacchierato per una ventina di minuti
al telefono raccontandole in breve
della mia malattia
e del bisogno e del perchè   scrivere delle terapie 
Poi oggi leggo l'articolo sulla rivista
e la giornalista riferendosi a me 
dice che ora continuo con i controlli 
ma che "ha vinto la sua battaglia"

Mai detto.

Mai usato e userò queste parole.
Questa frase la senti dire dal mondo dei sani
quando, vedendoti riemergere dall'inferno
delle terapie che, inutile nasconderselo, sono pesanti,
dicono che hai vinto la battaglia.

Io la penso diversamente .
La battaglia col cancro non finirà mai.

C'è una tregua, in cui respiro in apnea,
aspettandomi prima o poi un altro colpo
perchè, giusto o sbagliato che sia, è così che vivo 
questo periodo di follow up, 
facendo il countdown fino al prossimo controllo.

"ha vinto la sua battaglia"
da sicurezza a chi legge perchè
il cancro fa paura, anche solo se lo nomini
 e veder che qualcuno ce l'ha fatta a venirne fuori
è rassicurante.
 L'incontro con  un cancro 
ti fa conoscere tutto un mondo 
che mai avresti immaginato potesse esistere
(proverò a raccontarlo)
non è facile uscirne, per qualcuno più di altri
ma ti senti vincitore a metà
perchè sai che le probabilità
di dover tornare a combattere ci sono
e quindi stai sempre all'erta.

lunedì 15 giugno 2015

Giorni tranquilli....abbastanza

Questi sono giorni abbastanza
direi
sufficientemente tranquilli
durante i quali questa "calma apparente"
prende il sopravvento 
sulla Paura.
Complice il primo controllo a tre mesi andato bene
complice la voglia di leggerezza 
complice la gioia di essere mamma e di amare tantissimo   
i miei figli
complice il piacere che mi da scrivere
complice il camminare a lungo
complice la voglia di Vita
ebbene
stasera , nonostante il corpo faccia un pò i capricci 
ricordandomi che ne abbiamo passate un pò 
di difficoltà
vorrei rilassarmi...
solo stasera da domani starò di nuovo all'erta

mercoledì 4 marzo 2015

Calma apparente...

Calma apparente.. E' lo stato in cui mi ritrovo ultimamente.
Ci sono giorni che svolazzano leggeri
ricchi di impegni di lavoro, impegni la sera con gli amici
con la famiglia, 
ma poi 
basta un niente, a volte anche solo una parola
e questa sorta di calma apparente svanisce.
Mi si scatena un tornado dentro
quasi da togliermi il respiro
 da farmi piangere a dirotto con le lacrime 
che scendono incontrollate
infinite
con il respiro che sembra strozzarsi in gola
 e con  l' aria che sembra non riesca a passare 
ed arrivare nei polmoni...

E' quello che mi è successo nel pomeriggio di ieri
mentre ero sui sentieri di parole....

Mi sono sentita persa, in questo tornado che mi si era scatenato.
Mi sono sentita improvvisamente sola e abbandonata.
Ora.
So che non è così , ma saperlo è una cosa e sentirlo in certe circostanze è un'altra cosa.

Ho combinato un mezzo casino , ma per fortuna
con me c.'era la dott.ssa T.che trova sempre le parole giuste da dirti per aiutarti

e poi c'è stato il mio oncologo, che riesce sempre a trasmettermi positività
e a tranquillizzarmi.
Mi sono bastati due minuti, e con le sue parole mi sono calmata
 per riprendere fiato e ritornare sui miei passi lungo i sentieri di parole.

La melma in fondo al pozzo è sempre lì , mentre a fatica risalgo verso la luce.
A volte , come ieri risprofondo, ma poi cerco e trovo una mano a cui aggrapparmi
che mi aiuta e accompagna nella risalita.

Tante sono le mani che trovo tese attorno a me, 
Grazie, ad ognuna di queste mani...

ora aspetto giorni leggeri, perchè ne sono sicura, ci saranno


martedì 17 febbraio 2015

Un pomeriggio di pensieri leggeri...

l'ho trascorso oggi all'Irst al laboratorio di scrittura espressiva
Sentieri di parole....
ed è proprio su questi sentieri che ci siamo incamminate,
a volte ci siamo fermate.
Ma quello che mi piace  è che tutto il gruppo è formato da persone speciali, 
persone con le quali si condividono esperienze simili di  percorsi di Vita.
Perchè c'è sempre del positivo in ognuno, 
magari i pensieri, le emozioni che si scrivono di getto
sono enormi, hanno un "peso" non indifferente
ma poi ci si ironizza sopra, insieme, 
e tutto può diventare più leggero.
Ognuna ha il suo fardello, ma nel gruppo i pesi si distribuiscono 
e il mio fardello  diventa più sopportabile
Oggi avevo bisogno di pensieri leggeri
e grazie alla dottoressa T.,  che ci ha guidate su questi sentieri di parole, 
li ho trovati.

lunedì 9 febbraio 2015

La leggerezza della Vita ....

...amo anche la leggerezza della Vita,
perchè la Vita è fatta anche di giorni leggeri, 
in cui è leggero vivere....
perchè di giorni pesanti ce ne saranno, 
 arriveranno come un temporale estivo, 
magari improvviso
con solo qualche piccola avvisaglia 
di un tuono
in lontananza.
Non pensare a quello che sarà, 
quello che potrebbe essere o succedere.
Respirare la leggerezza e il profumo della Vita.
Assaporarne appieno ogni istante.
Ecco questo è il punto di partenza 
e il punto di arrivo 
del mio camminare .
Almeno lo spero e ci provo


martedì 3 febbraio 2015

Sentieri di parole ....

E' il nome del Laboratorio di scrittura espressiva
organizzato dall'Irst di Meldola per i suoi pazienti..
E' sera, sto ritornando a casa
dopo l'incontro
in cui ho  riso, scritto, riflettuto su me stessa, 
pianto .
Le "compagne di scrittura" non sono le
stesse dell'altro mini laboratorio di soli 4 incontri 
a cui avevo partecipato in maggio
(ne avevo scritto qui )
ma mi sono sentita subito a mio agio
e in sintonia con ognuna di loro.
Credo che il cancro mi abbia cambiato anche 
nell'essere più aperta (io sempre stata timidissima)
verso gli altri.
Più  facile, ovvio se sono persone con le quali
puoi condividere
sensazioni , situazioni , sentimenti particolari
in questo particolare percorso che 
abbiamo fatto o stiamo facendo.
Dopo il brano e le indicazioni guida della dott.ssa B.
lascio che la mente e il cuore scrivano 
quello che nel profondo o nel meno profondo 
di me stessa sostano dormienti
fino a quando una frase, una poesia , un brano 
li fanno  riemergere prepotentemente 
e devi scriverli, fissarli con la penna o la matita  su
un quadernetto
e li voglio leggere per rendere partecipi e condividere con altre
queste angosce , queste gioie, questi ricordi dolorosi o festosi.
Poi torno a casa con un tornado dentro l'anima,
si è smosso il mondo, è come se tutto si fosse
spezzettato in tante parti ed ogni parte deve trovare 
la collocazione giusta.
Sulla strada del ritorno,   la campagna intorno
non ha forma nè colore avvolta nel buio della sera, 
illuminata dalla luna piena.
La guardo di sfuggita anche se vorrei fermarmi per 
ammirarla, guardare le stelle
e respirare in questa serata l'immensità bella e brutta dell' Universo
  

martedì 13 gennaio 2015

L'importanza delle parole ... . "ci prenderemo cura di te"


Stavo riflettendo riguardo ad un articolo
pubblicato sul corriere di qualche tempo fa
qui..

Niente di più vero.
L'ho provato io stessa:il bisogno di 
raccontare , di parlare e di essere ascoltata, 
è inarrestabile. .

Probabilmente anche per la difficoltà 
che trovi in chi ti sta accanto
che, certo involontariamente, non 
riusce  a capire cosa si prova 
veramente quando si ha un cancro.
(L'ho scritto qui   )

 Il risultato è che , dopo , che mi sono  tenuta dentro
tutto, nei sei mesi di chemioterapia,neadiuvante
 prima dell'intervento
ho iniziato a scrivere,  a parlare, a raccontare
come un fiume in piena
iniziando da (qui)  e
talmente era grande questo bisogno 
che ho aperto questo blog
  
Sono comunque stata fortunata nell'aver trovato
medici che mi hanno ascoltata, 
sempre, senza mai darmi l'impressione di avere fretta.
lasciandomi parlare ... parlare....parlare....
raccontare dei dubbi, delle paure
Ma ho anche ascoltato e
quando avevo bisogno di essere rassicurata
ho trovato nelle parole dei medici
quella rassicurazione che cercavo
.
Ci stavo pensando la settimana scorsa 
quando sono stata al controllo dal cardiologo dell'Irst.
Ricordo la prima visita fatta proprio da lui
prima ancora di andare dall'oncologo.
Già mi agito quando mi si misura la pressione 
in condizioni normali, 
figuriamoci quanto sarà stata in quell'occasione a 
qualche giorno dalla diagnosi di cancro!!
E proprio in quell'occasione il cardiologo mi disse
una frase che mi tranquillizzò non poco:
"non preoccuparti , noi ci prenderemo cura di te"

E c'è una grande differenza da un  "curare"  ad un  "prendersi cura"