Guardavo fuori dalla finestra dell'ambulatorio, il cielo era di un azzurro emozionante, mentre l'oncologo mi spiegava i dettagli della chemio che avrei iniziato il giorno successivo... e pensavo a come fosse possibile un cielo di un azzurro simile in una giornata così grigia per me...
Visualizzazione post con etichetta day hospital. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta day hospital. Mostra tutti i post

martedì 7 giugno 2016

Ventiquattro scalini

Ieri ero all'Irst a Meldola
avevo appuntamento per il colloquio con la psico
al primo piano
Bene.
Ci sono ventiquattro scalini 
per salire dal piano terra al primo piano
Dodici scalini 
un pianerottolo di quattro passi 
poi altri
dodici scalini
Fin qui niente di strano. 
E' una scala come tante altre.
Invece ha....
 una particolarità:
gli scalini sono più bassi di una qualunque altra scala
Ma la stranezza è che la percorro da più o meno quasi tre anni
e mai ci avevo fatto caso.
Ricordo ogni singolo scalino, quando, incaponita, ero nel periodo della chemio
mi ostinavo a salire per recarmi al DH facendo le scale
guai ad utilizzare l'ascensore
Mi dovevo fermare ogni tre scalini, ma non volevo arrendermi 
di fronte al cancro, non volevo che ... dovessi dire a me stessa
che   tutte quelle terapie per sopravvivere  mi riducevano uno straccio.
Ero tosta , testarda.
Ieri ho provato a salire due scalini alla volta
wow !!!
Una soddisfazione che chi non ha affrontato il cancro,
 la chemio , l'intervento, le altre terapie, la radioterapia
 non può comprendere.
Anche solo aver salito delle semplici e banali scale
dopo che hai combattuto il cancro
ti da l'impressione 
di aver scalato una montagna ....

lunedì 8 febbraio 2016

Una sera ci incontrammo...

Una sera ci incontrammo ma il nostro non fu propriamente un incontro galante.
Fu sotto la doccia. Lei dopo una calda giornata estiva trascorsa in ufficio, aveva bisogno di  rilassarsi. Sotto l’acqua che scorreva,  mentre si passava la mano insaponata sul seno, si fermò.
Oh, cavolo! Forse mi aveva scoperto! 
E dire che avevo fatto di tutto per passare inosservato, mica le avevo dato fastidio 
 Non le procuravo nessun dolore, neppure il minimo doloretto che le facesse pensare che ci fosse qualcosa di strano.
La mano ripassava sopra al nodulo, sopra di me insomma, indugiava incredula, poi passava a toccarsi l’ascella.
 Ecco, a questo punto se le sue dita fossero state esperte,  si sarebbe accorta che lui, il linfonodo che sta di sentinella, era KO.
 La sentinella era stata attenta. 
.Cosicché decisi di rimanere al mio posto ma  mi nutrivo per diventare sempre più forte e grande.
Lei, ancora sotto la doccia, si fermò a pensare.
 Finì  di sciacquarsi e se ne andò a letto, ma forse ancora non credeva alla mia presenza.
La notte si girò e rigirò nel letto senza riuscire a dormire ma sapevo che stava pensando a me.
Nei giorni successivi dita e mani esperte mi tastarono, mi misurarono, poi mi fotografarono, a lei   perfino fecero dei tatuaggi per delimitare quanto fossi grande.
Poi un mattino, arrivò una sorpresa
. Un liquido rosso potente,  mi schiaffeggiò, mi distrusse un pezzettino alla volta, periodicamente.
 Poi ne arrivarono altri due, implacabili liquidi che mi tolsero perfino  quello di cui mi nutrivo.
Mani esperte continuarono puntualmente a tastarmi e misurarmi.
 Di me ormai però non rimaneva quasi nulla, se non qualche frammento e... un peduncolo che tenevo nascosto, 
ah! questo non lo avrebbero visto e sarei ripartito da lì, proprio da quella piccola parte sfuggita a mani esperte e macchinari.
Credevo fosse così.
 Ma poi un liquido che le iniettarono dove io ero stato per un pò di tempo indisturbato, mi illuminò davanti ad un macchinario e proprio quel mio peduncolo fu scoperto.
Nel momento in cui mi separarono da lei, mi trasformai in un pensiero e mi nascosi nella sua anima. Io ero, in fondo, una parte di lei.
D'accordo ero una parte un pochino anarchica, non avevo rispettato le regole alle quali le altre cellule di lei  diligentemente ubbidiscono.
 Ma io ero, in fondo, come ho già detto una parte di lei e il nostro incontro fu speciale, perché riuscii a cambiarle la vita. Niente per lei fu come prima di conoscermi, ma molto fu meglio di prima.

lunedì 10 agosto 2015

Kit in chemioterapia

Rovistando nell'armadio, oggi mi è capitata fra le mani la 
mia borsa rossa.
E il ricordo del periodo della chemioterapia di anno scorso
è saltato fuori dal cassetto dei ricordi.
Una volta a settimana andavo a fare le analisi
e, se i valori erano a posto,
il giorno dopo c'era la chemio.
Avevo il mio kit per quel giorno.
Maglietta nera a collo alto ma a maniche corte
per praticità avendo il Picc
e poi perchè solitamente con la terapia
avevo sempre caldo in DH,
pantaloni neri.
Sempre lo stesso abbigliamento non
immagino cosa abbia pensato chi,
per 18 mesi mi ha visto vestita allo stesso modo.
Era un mio modo per sentirmi a mio agio
in quella situazione
Avevo bisogno di continuità,
solo per la terapia perchè
nella vita , quella reale io sono tutto fuorchè abitudinaria.

Dunque , l'abbigliamento era quello, sempre lo stesso.

Poi c'era la mia borsa rossa.
Non so bene perchè mi comprai una borsa rossa
io ho sempre odiato il rosso
ma va a capire come, in certe situazioni , funziona la mente!!!!
E dentro c'era di tutto.
Le solite cose indispensabili ma poi
c'era il mio kit per la chemioterapia:
Bottiglietta d'acqua:non so perchè ma mi veniva il panico
se la dimenticavo, che poi a volte neppure la bevevo

 ipod con cuffiette: la musica preferita aiuta a scacciare pensieri cupi

 tre pacchettini di fazzoletti di carta: perchè spesso mi sanguinava il naso

il kindle, ma tanto poi facevo fatica a leggere il cervello si intorpidiva
 anche perché con l'antistaminico mi facevo delle dormite galattiche

il mio quaderno giallo smemoranda: per scrivere, sia mai che mi venisse in mente un'idea
e che sfuggisse se non avevo nulla su cui scrivere

cellulare : sempre ben carico perchè casomai avessero bisogno i miei figli...

Ritrovare questa borsa rossa nell'armadio è come essere  riportata indietro di un anno
guardo quanta strada ho fatto,  terapie, intervento
lo so che si pensa che dovrei , ormai lasciarmi tutto alle spalle
ma non ci riesco, il pensiero ritorna  sempre lì.

  

martedì 17 marzo 2015

E' successo in DH ... tempo fa

Sempre dalla sacca dei ricordi...

Percorro il corridoio del Day Hospital
accanto all'infermiere col sorriso che mi è venuto a chiamare
in sala d'attesa.
Un corridoio che all'inizio, alle prime terapie mi sembrava lunghissimo
forse inconsciamente lo paragonavo al percorso
che dovevo fare per curare il mio cancro...
Entriamo nella stanza , mi siedo in poltrona
e mi guardo attorno.
 Guardo il cielo azzurro fuori dalla finestra  
il cielo, 
il mio cielo azzurro....
Stanza 23....
C'è la signora ultraottantenne
incredula che alla sua età debba anche combattere 
un cancro.
Ha avuto tante vicissitudini nella sua vita
ma mai avrebbe pensato che le sarebbe
capitato anche un cancro...
E dillo a me, ho pensato io...

Poi , nel letto di fronte  c'è una donna
un pò più grande di me
forse qualche anno in più.
Ha la testa spelacchiata, i capelli le sono caduti
non tutti o forse le stanno ricrescendo piano piano
Sfoggia la sua testa con naturalezza
Mi fa tenerezza vederla senza capelli
mi fa ripensare a qualche mese prima
quando anche io avevo una testa spelacchiata
ma che portavo  sempre coperta
da una bandana o un foulard
Mai sarei riuscita  a sfoggiare la 
mia testa pelata...
mai mi sono guardata allo specchio in quei mesi...
I nostri sguardi si incrociano
ci sorridiamo
con tenerezza, ci comprendiamo,
forse i nostri pensieri sono all'unisono
forse lei , vedendomi, pensa che fra qualche mese
riavrà i capelli, magari anche più belli di prima
ce li siamo meritati dei bei capelli!

Poi, nell'altro letto c'è una signora , distinta, 
capelli lunghissimi, belli, sembrano quasi veri...
Passa quasi tutto il tempo al cellulare
conversando e programmando una serata
a cena in pizzeria con gli amici...

La vita che scorre, la vita che modelli attorno ai tempi
delle terapie , degli effetti collaterali, delle visite, delle analisi,
dei vari controlli,
perchè il tuo tempo è assorbito dal prenderti cura di
te stessa e cercare di sconfiggere il cancro,
il tuo tempo
 che ora ha avuto un cambiamento di rotta
e che se, fortunatamente riavrai, 
dovrai riconvertirlo
e sarà come riprogrammare la Vita...

domenica 8 marzo 2015

Ieri... un anno fa....

Ieri 7 marzo era un anno dalla fine della chemioterapia.
7 marzo 2014
Sono certa che alcune date rimangano impresse a fuoco nella mente, 
magari dimentico altre cose 
ma le date, 
le  DATE
quelle che hanno segnato delle tappe in un percorso 
in QUEL percorso
credo proprio che non le dimenticherò.
E il 7 marzo 2014 , no di certo, non è da dimenticare.
L'ultima chemioterapia.
Come spesso mi succede, provo sentimenti contrastanti.
Felice, perchè la fine della chemio è inevitabilmente
una gioia immensa!
Perplessa, perchè mi chiedevo : e ora? Con cosa combatto il cancro?
Ero a meno della metà del percorso.
Dovevo ancora fare l'intervento.
Alla prima chemio il 18 settembre 2013
mi ero caricata sulle spalle la chemioterapia.
Anzi, la chemio era un mantello nel quale mi ero avvolta
e a spada tratta iniziai la corsa , la battaglia al cancro.
Ho vissuto tutti i sei mesi di chemioterapia
come una forsennata, 
tranquilla che lo avrei sconfitto, 
capito?, cancro? , io avrei vinto
io ero più forte, 
e nella mia corsa a spada tratta
mai mi sono fermata, certo a volte  ho rallentato il passo, 
ho passato giorni a letto, 
ho fatto il solco tra il letto e il bagno 
per vomitare a volte il nulla
non avendo nulla più se non gli occhi da vomitare.
Ma ce l'avevo fatta.
Ero arrivata in fondo.
Potevo togliermi il mantello, depositare la mia chemio
lì in Dh e 
e pensare che una tappa era fatta, FATTA,
ora mi aspettava il resto del cammino
non semplice, non privo di incognite
ma
continuavo a camminare , un pò meno spedita, 
un pò stropicciata e malconcia
senza capelli, nè ciglia, nè sopracciglia
un pò più insicura e preoccupata perchè mi sentivo senza armi
per poter combattere, se non la determinazione.
Altre armi le avrebbero usate i chirurghi, 
i radiologi, l'oncologo
Bè ce n'era ancora da fare
e sempre più stropicciata
mi sono affidata nuovamente  a loro...
(dedicato a tutte le donne e a tutte le persone che combattono,
e che hanno combattuto questa battaglia)



venerdì 30 gennaio 2015

Riflessione a fine terapie

Ho aspettato giorni prima di scrivere questo post.
Avevo bisogno di metabolizzarlo.
Almeno un pochino.
Venerdì ho finito le terapie in DH con l'ultimo Herceptyn.
23 gennaio 2015 ultimo giorno - 18 settembre 2013 primo giorno.
Diciotto mesi esatti .
Mi sembrano una vita , ed è vero : in fondo è come se fosse passata una Vita...
Mentre sono in poltrona guardo la sacca di liquido trasparente
che , attraverso il Picc 
(che con la manutenzione sono riusciti a mantenere efficiente)
mi scorre nelle vene.
Respiro, forse assomiglia più ad un sospiro :
 ho fatto quello che si doveva fare, 
i medici hanno usato tutte le armi a disposizione 
per combattere il mio cancro e per 
cercare di evitare una recidiva. 
E ora?
Ora .. dovrei dire che riparto da qui... dovrei incamminarmi 
verso il Futuro
ma il cammino è difficile , i piedi sono incollati saldamente a terra... 
C'è qualcosa che mi impedisce di fare un passo dopo l'altro 
fatico a dire " è andata bene" 
anche se riconosco e so il valore di quanta fortuna
io abbia avuto.
Sia chiaro.
Non mi sto lamentando di niente.
Mi ritengo fortunata.
So bene che altre , pur avendo fatto tutto quello che ho fatto io, 
non sono state così fortunate come me.
So bene che quando si iniziano queste terapie
non si sa se funzioneranno e come funzioneranno.
E so bene che se vedi il tuo oncologo sorridere
dopo mesi in cui durante le visite di controllo era molto serio,
ti si alleggerisce il cuore .
E so bene che la cosa che più si vorrebbe è mettere la parola Fine 
alla storia col cancro
ma so bene quanto sia difficile.
So bene che , ad ogni visita che si farà, persino dall'oculista
devi raccontare le terapie che hai fatto e che stai facendo
perchè hai avuto il cancro.
L'ho scritto.
Ho avuto il cancro.
Per ora non c'è ritorno della malattia.
Ma non riesco a voltare pagina, non ancora.
Mi sto impegnando, è un percorso che ho iniziato da mesi.
So bene che un giorno ripenserò a questi momenti di ansia
dicendomi quanto sia stata sciocca , dovrei fare salti di gioia
ma , ho paura a gioire.
E' come se rimanessi sulla difensiva pronta a ricevere un colpo
che prima o poi mi aspetto,  arriverà...
Non è la cosa giusta.
Lo so anche io, non sono così sprovveduta, da non saperlo.
Ma la Paura è ancora a livelli troppo alti.
Devo riuscire a tenerla bassa, per poter ricominciare a Vivere.
Ci riuscirò, questo è sicuro.
Forse mi ci vorrà più tempo di qualcun altro
ma ci arriverò anche io.
Avrei voluto scrivere un post diverso
oggi l'infermiera che mi ha fatto la medicazione del Picc 
mi ha detto che mi vede più tranquilla e serena 
dell'ultima volta..
Ed è vero.
E' così che mi sento oggi: tranquilla e serena...
ma ne sono spaventata...
tantissimo...

domenica 14 dicembre 2014

e poi succede...



che dopo notti e notti in cui le ore insonni 
ti distruggono
lasciandoti pensieri 
che ti logorano...
parli con l'oncologo 
e lui ti dice una cosa ed
è come se ti togliesse
una parte del macigno che hai sulle spalle...
Grazie dott. S !

venerdì 28 novembre 2014

Io e il mio PICC ... parte prima ....

non è stato proprio amore a prima vista 
tra me e il mio PICC
(acronimo di Peripherally Inserted Central Catheter)
in sostanza si tratta di un catetere inserito nella vena del braccio
che viene usato per le terapie, flebo dopo intervento e 
una volta , il mio è servito anche per il prelievo per le analisi.
Della serie: situazione vene complicata , abbiamo una via d'uscita.

E qui parte la mia Ode al Picc e a chi lo ha inventato.

Perchè quando sai che si fa fatica a trovare una vena decente
da usare per la terapia 
e che a volte il prelievo per le analisi lo si fa con due infermiere
che , manco respirano per non rompere l'incantesimo del 
sangue che goccia a goccia riempie la provetta , 
il tuo Picc lo adori.

Avevo fatto la prima chemio quando ancora il Picc non lo avevo
e brava l'infermiera A. che ha trovato una vena disponibile, 
ma poi da quella stessa vena non c' è stato verso di 
poter fare altri prelievi nei mesi successivi. perchè 
manco la si trovava più...

Poi il 24 settembre del 2013 è stato il giorno dell' inserimento del Picc.
Paura a 1000, che dico ? ! era terrore puro il mio.
Ingiustificato.
Perchè in realtà non ho sentito nulla.
ma...
sapevo che c'era.
E nonostante sapessi che era una fortuna averlo , per tutti i motivi 
di cui sopra, c'era, era un corpo estraneo.
Ricordo di aver passato le prime notti senza dormire perchè
nel delirio dell'insonnia me lo "sentivo" nel collo.....
Poi, quando alla medicazione ne ho parlato con l'infermiera
addetta alla manutenzione Picc, ho saputo che fa tutt'altro giro e non passa dal collo, 
ok. non l'ho più sentito e mi sono abituata all'idea di averlo
e di prendermene cura.
Ora, inizia ad avere qualche problemino ,  venerdì scorso era otturato
e prima di iniziare la terapia sono stata in radiologia
e me lo hanno sistemato
ora è un Picc punta aperta
che non so che vuol dire e manco ci penso a documentarmi
va bene così, basta che riescano a mantenerlo efficiente fino alla fine delle terapie. 
 Già sono sicura che quando lo toglierò
proverò sentimenti contrastanti, sarò felice perchè significherà la fine di un periodo non propriamente semplice, ma mi dispiacerà perchè mi ci sono affezionata.
Lo so sono un pò "fatta all'incontrario" di tutti gli altri, 
me lo hanno già detto più volte  

venerdì 10 ottobre 2014

... gli angeli del DayHospital ....


                                                                             



Lo sapevate che talvolta nei  DayHospital ci sono gli angeli?!

Io li ho trovati all'irst a Meldola 
dove da agosto 2013 vado per 
le terapie per combattere il mio cancro.

Sono vestiti di azzurro e  bianco 
non hanno ali nella schiena
ma ai piedi sicuramente sì, 

Hanno capelli biondi, castani , bruni
hanno occhi chiari, occhi scuri  
e tutti
hanno sempre un sorriso 
col quale ti accolgono, 
 sempre un  sorriso
quando si prendono cura di te
armeggiando con flebo e boccette.

Hanno uno sguardo attento
ed aspettano un attimo prima di 
far partire la pompa
se vedono che hai gli occhi lucidi.

Ti prendono la mano
se leggono nei tuoi occhi lo smarrimento
della prima volta

Ti chiamano per nome
perchè non ti senta  
uno dei tanti
ma perchè sanno che  sei  proprio tu , 
col tuo nome, 
che hai  una tua identità
che spesso il cancro annebbia 

Guardo le loro mani muoversi sicure fra 
tubicini , garze , picc  e tanto altro
e penso a quelle loro mani di angelo
che finito il loro turno
poi a casa accarezzano il loro bimbo
il loro uomo, preparano la cena, 
stirano i panni, puliscono casa, 
lasciandosi alle spalle tutta la sofferenza
il dolore che vedono ogni giorno.

E ogni giorno ritornano ad essere 
angeli
i nostri angeli che ritroviamo
con piacere 
ad ogni terapia
Grazie