Guardavo fuori dalla finestra dell'ambulatorio, il cielo era di un azzurro emozionante, mentre l'oncologo mi spiegava i dettagli della chemio che avrei iniziato il giorno successivo... e pensavo a come fosse possibile un cielo di un azzurro simile in una giornata così grigia per me...

domenica 31 maggio 2015

Il campo di girasoli (racconto)



Quel pomeriggio d' inizio estate l'aria era particolarmente calda e umida.
Dalle persiane semi accostate della camera da letto non entrava altro che
qualche folata di umidità. Neppure la pala che girava sul soffitto portava
alcun refrigerio
Si era sdraiata sul letto con un libro da leggere in mano: amava quelle ore
che erano solo per lei.
Nel silenzio di quel pomeriggio afoso, sentiva il rumore di sedie
 e tavolini che suo marito stava sistemando durante la pausa nel
loro bar trattoria al piano terra .
La storia che lei stava leggendo era avvincente e, nonostante
 il fastidio che il caldo le procurava, non aveva intenzione di
chiudere il libro.
Fuori c'era un silenzio perfetto, solo il rumore costante del fiume
che scorreva poco distante da lì, le dava l'impressione che in realtà
il tempo non si fosse fermato e i minuti e le ore scorrevano lente,
ma scorrevano…
All'improvviso, un fruscio, un enorme amplificato fruscio...
Si fermò un attimo in ascolto, cercando di capire l'origine di
quell'insolito rumore.
Non aveva voglia di alzarsi per arrivare alla finestra, ma la
curiosità era più grande….
 Spalancò le persiane e guardò il paesaggio che si presentava
dinanzi al suo sguardo.
Guardò e riguardò da sopra il pergolato di lillà e girò lo
 sguardo da sinistra a destra soffermandosi su ogni casolare ..
tutto era tranquillo; al centro, il campo di girasoli dominava
la visione di quel pomeriggio in apparenza calmo e silenzioso.
Ritornò a sdraiarsi sul letto e cercò di riprendere la lettura del libro.
Gli occhi le si chiudevano … il caldo era davvero insopportabile…
Nel silenzio si sentì il suono insistente di una sirena di ambulanza
che stava avvicinandosi.
Si alzò e a piedi scalzi si affacciò alla finestra e vide un gruppetto
di persone che erano accanto all'ambulanza ferma al cancello
della casa a sinistra, al limite del bosco.
Osservò i girasoli . Osservò i movimenti del personale sanitario,
osservò le persone che se ne andavano scuotendo la testa; cercò di
capire chi fosse sulla barella che veniva caricata sull'ambulanza….
Il giorno dopo al bancone del bar la gente commentava quanto
era successo il pomeriggio precedente: la morte inaspettata
di un loro compaesano era motivo di chiacchiere ovvie e
altrettanto inutili e la frase con la quale ognuno terminava
di raccontare la triste vicenda era che, in fondo, il poveretto era
fortunato perché non si era accorto di nulla…
Nei giorni seguenti il caldo non accennava a diminuire, l'afa
 rendeva ogni giornata pesante, già dal mattino.
Ormai era consuetudine che al pomeriggio si riposasse
in camera cercando un po' di fresco…
Di nuovo sentì quell'enorme, ingombrante fruscio, di nuovo
si alzò e si recò alla finestra per capire cosa lo avesse
provocato, di nuovo dopo poco sentì il suono inquietante
della sirena dell'ambulanza che si fermò davanti alla casa
bianca con le persiane rosse sul lato destro del bosco…
Un'altra persona che se n'era andata in silenzio… dopo qualche
 giorno ancora un'altra ….
Ma in tutta questa vicenda c'erano strane coincidenze, c'era
un qualcosa che si ripeteva ogni volta, ma che ancora non
riusciva a mettere a fuoco
...pensare … pensare… doveva pensare perché doveva
capire quale fosse il tassello mancante in questo triste
susseguirsi di eventi simili…
Improvvisamente nella mente le apparve un'immagine…
. il campo di girasoli !!!! ...
Ripensò agli eventi dell'ultima settimana, ripensò al fruscio,
ripensò al campo e si rese conto che ogni volta tutti i girasoli
 erano girati verso la casa con l'ambulanza al cancello…
no impossibile, quale razionale legame ci potesse essere tra
i girasoli del campo che si voltavano tutti insieme verso la casa
nella quale dopo poco moriva qualcuno, no, neppure lei poteva
immaginare fosse possibile…
Di nuovo il fruscio e questa volta correndo alla finestra
sapeva che, guardando nella direzione in cui erano rivolti
 i girasoli avrebbe capito dove si sarebbe fermata l'ambulanza…
Per giorni cercò di non pensare a questa strana situazione e
non ne parlò neppure a suo marito, lei stessa non sapeva dare
una spiegazione razionale ma proprio per questo ne era anche
spaventata…
Finché quel pomeriggio lo sentì di nuovo: il fruscio dei girasoli
che si giravano tutti nello stesso istante… corse alla finestra
e per un attimo rimase incredula e impaurita: i girasoli del campo
erano tutti ordinatamente girati verso la sua casa… no, non può
essere… no … no… no...nooo
Corse giù per le scale urlando il nome di suo marito... ma l'unica
 risposta che ricevette fu un muto terrificante eloquente silenzio….

                                                                           AzzurroCielo

                                                      "adoro i girasoli.
                                                        Sanno sempre da che parte voltarsi"


                                                                                  ( dal web)


mercoledì 27 maggio 2015

Chi é lepre ... chi lumaca...

Ora sono ufficialmente nel "dopo"
Inteso come periodo che segue la fine delle terapie in Day Hospital
e nel quale il tempo viene anche scandito 
dai controlli periodici.
La settimana scorsa ho fatto i miei primi a tre mesi
dall'ultimo Herceptyn 
La prossima settimana avrò la visita dall'oncologo
e poi si riparte aspettando il prossimo step 
che, immagino, sarà a sei mesi...
(dico così perché così inizio a farmene una ragione)
...
ma in questo "dopo" ci sono varie tipologie di comportamento
delle persone.
Lo vedo osservando le mie compagne di scrittura :
loro stanno "correndo"  verso la Vita
io "cammino" verso la Vita
cercando anche di raggiungerle
con poco successo...
Ho sempre immaginato che, una volta finite le terapie in DH,
me ne sarei andata "a gambe levate"  
e invece no.
Non sono lepre che corre all'impazzata verso La Vita
per recuperare tutto il tempo "perso" durante i 18 mesi 
di terapie fatte
sono piuttosto una lumaca, una lumachina che ha 
iniziato il cammino verso la Vita 
pianin pianino...

Ora, cosa sia meglio non saprei,

Di sicuro la lumachina nel suo lento , ma continuo camminare
ha modo di "assaporare" la Vita che incontra strada facendo, 
ha modo di osservare ogni cosa, ogni piccola cosa, ogni piccolo dettaglio
che trova nel suo cammino...
La lumachina assapora tante piccole gioie che la Vita le fa scoprire
proprio perchè non corre all'impazzata...
La lumachina fa tesoro nel suo cuore di ogni piccola gioia conquistata

La lumachina sempre si sente dire che sta sprecando tempo e
che questo tempo non lo riavrà più indietro
e sentir dire questo la fa stare male

ma il suo, non è tempo sprecato:
è un tempo vissuto ad un ritmo diverso....



sabato 16 maggio 2015

nella "tempesta" ...


"ogni gradino di questa vita 
ti insegna sempre qualcosa
perciò continua a salire"
                                                     (dal web)  

Ci sono periodi in cui la "calma apparente " cambia
per un qualche , incomprensibile motivo,
e si trasforma in una vera e propria tempesta.

Nella tempesta mi ci sono ancora  ritrovata le scorse settimane, 
una tempesta nella quale i ricordi sono come dei ceffoni
a destra e a sinistra
un caos di pensieri che si sovrappongono
buttandomi a terra .
Sono come tuoni , lampi, fulmini:
tutto in una volta si stravolge
tutto si accavalla
tutto perde lucidità.
Sono come un naufrago su una zattera, 
perchè una zattera la trovo sempre per fortuna.
Nel mezzo della tempesta ci sono gli impegni quotidiani
da portare a termine:
il lavoro, preparare il trolley per figlio più piccolo che parte 
per un torneo di basket in Olanda, fare la spesa,
portare a termine un impegno per scrivere un brano 
in contemporanea con le compagne di scrittura del gruppo, 
preparare le prove del coro, ascoltare figlio più grande che 
mi racconta della giornata a scuola.
Normali impegni di una normale vita quotidiana.
Normale normalità
Ma... sono nel mezzo di una  tempesta.
E allora tutto diventa più pesante, più difficile.
Tutto "pesa",
Incomprensibile da capire, per chiunque.
Ti senti dire, che ormai è passato, 
i medici ti hanno tirato fuori dal cancro,
che vuoi di più?
Perchè pensare e ricordare?
Perché stare male quando dovresti fare salti di gioia?

Non è facile capire, così come non è facile spiegare.

La gioia per essere stata fortunata, c'è.
La consapevolezza di essere stata fortunata c'è.
Ma la Paura c'è , Grande. Sempre.
Una Paura che non riesco ancora a controllare, 
a tenere ad un livello basso, tale da permettermi di essere 
spensierata.
Non è automatico il ritorno ad una vita normale.
E' necessario.
E' doveroso per tanti motivi
Ma non è sempre facile.
Non ditemi, per favore, ormai è passato e  non ci pensare più
perchè al momento ci riesco solo apparentemente per un pò
fino a quando una nuova tempesta mi sconvolge
e coinvolge
in un turbinio di angoscia, ansia e paura.
Sono sulla zattera.
Passata la tempesta, la calma ritorna.
Riprendo in mano i remi e ricomincio ad andare

(la prossima settimana ci sono i controlli)
(i tre mesi sono quasi passati...a fatica...ma ci sono arrivata)   






lunedì 11 maggio 2015

al supermercato....

Capita che, uscita dall'ufficio per comprare il caffè
alla cassa del supermercato in fila  davanti a me
ci sia una bella signora capelli bianchi, età dai 65 ai 70 anni
con un carrello pieno di spesa divisa in due mucchi.
Con lei c'è la sua mamma.
La bella signora capelli bianchi sistema sulla cassa
la spesa della mamma che dice, chiede, commenta, la rimprovera
e mentre continua incurante dei brontolii della mamma
alza lo sguardo verso di me e mi dice
"non ne posso più, è da stamattina che siamo in giro per commissioni
e mi ha distrutto, non le va mai bene niente ha sempre da dire..." 
Io , in genere , non mi lascio andare a commenti, ma 
questa volta mi è venuto spontaneo
"pensi a quando non ci sarà più"
La bella signora capelli bianchi continua a impilare prodotti sul rullo della cassa
mi guarda e mi dice 
"hai ragione, Dopo sarà anche peggio"
Quando sono uscita dal supermercato mi ha avvicinato e
mi ha ringraziato con un grazie e un sorriso...
Mi sono incamminata verso l'ufficio pensando che in realtà
quella frase che avevo detto a lei , l'ho detta pensando a mia mamma.
Mia madre è morta con il corpo distrutto dalla malattia, 
ridotto ad un guscio svuotato della Vita
ma la mente era lucida , fino al suo ultimo respiro.
Non so cosa significhi aver a che fare con persone, seppure a te care
come può essere una mamma, che non ragionino più lucidamente
ma so cosa significhi non avere la mamma.
Qualunque età si abbia , la mamma è sempre una presenza importante.
Ogni volta che andavo all' Irst da sola per gli esami o la terapia   
pensavo a come sarebbe stato diverso vivere il periodo del cancro 
 con la presenza di mia madre vicino.
Mia madre era uno scoglio al quale potevo aggrapparmi perchè sapevo che lei c'era.
Sempre.

giovedì 7 maggio 2015

Sentirsi ... "a casa" ....

Sempre uguale:
Arrivo, parcheggio, mi dirigo a piedi verso l'entrata;
oltrepasso il cancello e 
arrivo di fronte alla porta automatica
si apre, due passi e si apre l'altra porta
qualche passo 
saluto con un "buongiorno! " il ragazzo in portineria
ancora qualche passo
arrivo al totem
eccomi ... mi sento "a casa"

Dove sentirmi "a casa" non 
si identifica  col "essere a casa", "essere dove si vive"
ma
essere " a casa"  è, cioè, in quel  luogo nel quale ti senti 
protetta, nel quale ti senti al sicuro
perchè sai che c'è qualcuno che si occuperà di te...

Ed è così che mi sono sentita e che mi sento ogni
volta che ritorno all'Irst a Meldola.